Associazione Culturale Turistica ProLoco - Scano di Montiferro ( OR ) - Sardegna - ITALIA

SU CARRASEGARE ISCANESU -

Scritto da | 24 agosto 2004 | Curiosità
IL CARNEVALE SCANESE TRA STORIA E TRADIZIONE
Quaderno n. 12 pubblicato nel 1990 - autori: Giovannina Mette e Nanni Delogu
 
 
SU CARRASEGARE ISCANESU
 
IL CARNEVALE - "SU CARRASEGARE" Il Carnevale scanese, al pari di tanti altri dell´isola, affonda le sue origini nei tempi più remoti, ma come tutte le feste ha avuto una lenta trasformazione e sì è adattato ai tempi, tanto che certe usanze particolari non sono conosciute dai giovani. perchè ormai sono solo nel ricordo degli anziani. Senza grandi pretese e senza voler ricercare a tutti i costi il loro significato, riteniamo interessante ricordare certi riti dell´antico Carnevale scanese. I BALLI - "SOS BALLOS" Il Carnevale aveva inizio subito dopo Natale e terminava il giorno della pentolaccia (domenica dopo le Ceneri). Con esso cominciavano i balli e questo era un evento molto atteso, soprattutto dai giovani, in quanto costituiva un periodo di svago e di divertimento, che permetteva loro di socializzare. Essendo anche l´unica festa a cui potessero partecipare anche le ragazze, non di rado succedeva che nascessero simpatie e, quindi nuove coppie. Di regola si ballava il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica solo dopo cena, dopo aver assolto ai lavori domestici o dei campi. I balli si tenevano in case private, non essendoci locali pubblici. Chi organizzava i balli nella propria abitazione invitava gli amici a partecipare. Ai balli le donne, generalmente, andavano mascherate e col viso coperto, mentre gli uomini non avevano mai la maschera (SA FAZZOLA) sul viso, ma volendo potevano indossare costumi dalle fogge più strane. A questo punto è doveroso parlare di una figura caratteristica, SA FIANSA, un uomo che si faceva carico di accompagnare ai balli un gruppo di ragazze ed era garante della loro incolumità e del loro anonimato. Era munita di un lampione per illuminare le vie e di un bastone piuttosto solido e vistoso che brandiva in segno di minaccia e che non esitava ad usare all´occorrenza. Tutto ciò non è difficile da capire se si considera che in paese non c´era illuminazione pubblica ed essendo le vie completamente al buio il transito era difficoltoso. A ciò va aggiunto che, nelle notti di Carnevale, gruppi di ragazzi in vena di scherzi si nascondevano PO ISPRAGIARE SAS MASCARAS (per spaventare le maschere ) e SA FIANSA doveva difenderle. Poichè aveva un ruolo così importante, doveva essere una persona su cui le famiglie facevano affidamento, quindi serio e morigerato e di solito veniva scelta per tempo. Le maschere potevano accedere alla sala da ballo solo se accompagnate da SA FIANSA. Bisogna ricordare che si ballava prevalentemente SU BALLU SARDU e SA DANSA. I balli cosidetti A SA ZIVILE erano meno usati, perchè non tutti sapevano eseguirli e forse perchè considerati "poco seri ". Per i balli in coppia era sempre la donna a fare la scelta del cavaliere, scelta che avveniva tramite SA FIANSA. La donna sceglieva l´uomo col quale preferiva ballare, manifestava il suo desiderio a SA FIANSA che faceva la richiesta all´uomo prescelto. Tipica era questa formula: "NON T´IMPIGNES S´ATTERU BALLU, CA TI DAO UNA MASCHERA A BALLARE", E lui rispondeva "ABBA´ CHI NO MI DIES CARRUGA EZZA". Era naturale una tale risposta: le ragazze potevano scegliere agevolmente, mentre gli uomini non sapevano con chi ballavano, essendo la ragazze mascherate. E gli uomini che non venivano scelti? Si dovevano accontentare del ballo collettivo (SU BALLU TUNDU), per partecipare al quale non si richiedevano particolari riti. Se le donne non avevano la maschera, venivano scelte dall´uomo. Guai però alla donna che rifiutava un ballo per poi ballare con un altro! Scatenava il risentimento di colui che veniva respinto, il quale in qualche modo cercava di vendicarsi. Raccontava una vecchietta che, nella sua giovinezza, rifiutò un ballo e venne minacciata dall´offeso "a PUNTA ´E ISTILLU", cioè con uno stiletto che le venne puntato alla schiena. Un´altra vecchietta racconta che, sempre in seguito al rifiuto di un ballo, le venne rovinato il vestito con le forbici (FROFIGAU). Come segno di cortesia i cavalieri, dopo il ballo. accompagnavano le maschere a SU BUTTEGHINU, per offrire loro qualcosa. I luoghi più frequentati in cui si svolgevano le feste da ballo erano SU MONTE GRANATICU, da TI MERLO, da TI EFES PANE, e da TI ZIZZU ZENIU. Qualche volta, soprattutto nelle belle giornate, si improvvisavano balli in SAS CARRELAS, come dimostrano questi versi tramandati oralmente: IN CARREL´E PUTTU BI FAGHEN BALLOS INGHIRIENDE S´ALBUR ´E SA FIGU INGHIRIENDE PO INGHIRIARE. Indispensabili, per una buona riuscita dei balli, erano i suonatori, ricercatissimi non essendo molto numerosi. Si ricordano ancora TI REMUNDU CAPPAI e Ti MERICANU MANNU, grandi suonatori di SONETTE. Quando non si poteva disporre di un suonatore, si ricorreva al tradizionale BALLU CANTIGU, eseguito da un gruppo di CANTADORES. Mentre si ballava, venivano improvvisate delle rime, che si tramandano ancora oralmente, e tra queste alcune risalgono così indietro nel tempo che, di qualche parola, è oscuro il significato. Generalmente sono rime d´amore, ma ce ne sono alcune maliziosamente allusive e di difficile interpretazione. Ne riportiamo alcune: COMARE MIA MANCARI FIUDA PUITE NO BENIDES A BALLARE? TENINDE CUMPAGNIA A BOS MUDARE ELL´E PUITE BI PONIDES DUDA? COMARE SA VIOLA SA VIOLA CANTU BOS DEGHET IN TUGGIU SA RANDA SI CALCHI DIE M´ATTOPADES SOLA SA COMARIA PONIMOS A BANDA. UNU OE NIEDDU CORRI MANNU L´APPID´IN SA CARREL´ANNIGENDE, L´APPO NAU A´NUE SES ANDENDE: A DOM´E SU RETTORE A FAGHER DANNU. COGIUENDE MI FIA COGIUENDE, AGIOMAI MI FIA COGIUAU; SA PRIMMA NOTTE CHI BI SO ANDAU APPO AGATAU S´AMADA PENENDE. ANDAU SOE E TORRADU, FATT´APPO SA VOLENTIA; IN SA MURIGA´E SA MIA B´EST SU PUZZONE PARADU. SIDU L´AZZIS SU PARA BALLENDE S´ULTIMA NOTTE DE CARRASEGARE, SU COLDONE IN MANU ANNIGRIGENDE, S´ABIDU IN BOLOS FAGHIAT ANDARE, ALTRE VERSIONI: E CHIE L´HA BIU SU PARA BALLENDE TOTTAS TRES DIES DE CARRASEGARE, ................................. BIDU L´AZZIS SU PARA BALLENDE SAS DIES E NOTTES DE CARRASEGARE, .............................. ............................... ITE COTTA CHI EST SA MURA CHI TINGHET FINAS SU PANNU SAS BAGGIANAS DE OCCANNU BALLANA A SACCHEDDADURA. SAS TERRAS RUGGIAS Questo particolare rituale assumeva, in qualche modo, il riolo di riscatto sociale. Durante le notti di Carnevale, gruppi di giovani uscivano per le vie e, per scherzo o con intenzioni mordaci, gridavano, in modo che tutti potessero sentire, gli amori ancora segreti che erano sbocciati durante l´anno o quelli più recenti del periodo di Carnevale. Era un modo di rendere pubblico ciò che era stato gelosamente custodito. La rivelazione veniva fatta in questo modo: qualcuno gridava, "E TERRA RUGGIA", gli altri rispondevano, "E CHIE B´HAD´ESSERE?". La voce rispondeva: "ANTIOGU CUN MARIA". Questo naturalmente è solo un esempio. Nella realtà venivano gridati, sebbene con voce un pò distorta, anche i cognomi degli interessati. Spesso accadeva che tale gioco era utile per accoppiare due ragazzi di cui era risaputa la simpatia reciproca, ma che non avevano l´occasione o il coraggio di manifestarsi. Altre volte invece poteva succedere che, volendo nuocere a qualcuno, si inventasse tutto di sana pianta e questo poteva avere risvolti negativi . In questo modo si potevano anche rendere pubbliche scappatelle extraconiugali. Per meglio descrivere questa usanza riportiamo la poesia del poeta A. Manunta, "Sas Terras ruggias de mesu seculu como", composta da due sonetti: SAS TERRAS RUGGIAS DE MESU SECULU COMO Torrare a mesu seculu lontanu penso ch´a medas tiat agradessere fagher s´amore podiat resessere una giovàna cun d´unu giovànu,, tando in sos bighinos de Iscanu usain custos gobulos intessere: "Eh terra ruggia! - E chie b´had´essere?" "Donna Fulana cun donnu Fulanu". Intantu s´impostura coriosa su babbu cun sa mama riuniada a su cuspettu ´e sa presunta isposa, da sos parentes si nd´informaiada s´haiat boes e attera cosa e assora su coggiu si faghiada. Però in sa matessi occasione cuddos ch´in "terras ruggias" postos sunu primu su brontolare ´e su comunu giudicaiat a perfezione, si viziosu esserede o mandrone e non haiat arbitriu perunu. su murmuttu de sa idda contat unu ma tantas bortas teniat resone, Sa comarìa non fuit differente Faghinde pappardella in su ìghinu Cummentande sas boghes de sa zente. In domo de issa s´ammudan continu E i su poverittu pretendente Non passaiat prus mancu vicinu! Durante le loro scorribande notturne, i giovani erano soliti cantare, scandendoli ritmicamente, anche dei versi spiritosi e maliziosi, contenenti allusioni varie. Riportiamo questi come esempio: Antupironnu Antupironnu Gioghende e basende Mind´enit su sonnu. Antacedda Antacedda Cantu mi gustat Cussa pisedda. Carrasegare Carrasegare Cantu mi gustat Giogare e basare. Il due Febbraio, festa della Candelora, giorno in cui la Chiesa, con la benedizione delle candele, ricorda la presentazione di Gesù al Tempio, in tutte le case si facevano SAS TIPPULAS LONGAS, dolce tipico di questo periodo. Questo era il segno che si entrava nella fase più intensa del Carnevale. "GIOGIA LALDAGGIOLU" E "GIOGIA ´E TIPPULAS" Giogia Laldaggiolu era il nome dato al penultimo giovedì prima delle ceneri. In quel giorno gruppi di maschere, accompagnate sempre da SA FIANSA, che per l´occasione era munito anche di UNU SAZZU ´E LINNA, passavano di casa in casa a chiedere LALDU E SALDIZZA A SA MASCARADA. Veniva offerto loro qualche GROPPU ´E SALDIZZA O UNA SESTA ´E LALDU che si infilavano nello spiedo tenuto da SA FIANSA. Quando lo spiedo era ben fornito, le maschere si ritiravano in qualche cantina per REBOTTARE annaffiando il tutto con abbondanti bevute di vino nero da SA TROBIOLA. Va detto che alle maschere non mancava mai SA BARILE O SU PIPOTTU, che, per quanto bevessero (e bevevano!) o offrissero da bere, erano sempre pieni, in quanto venivano sistematicamente AMMERADOS nelle case in cui si andava a fare SAS BRULLAS DE CARRASEGARE, scherzi che consistevano nel non farsi riconoscere, da parte delle maschere, e nel cercare di indovinare chi si celasse dietro la maschera, da parte dei padroni di casa. Il giovedì prima delle Ceneri veniva chiamato GIOGIA ´E TIPPULAS. In quell´occasione le maschere, passando di casa in casa, potevano fare buona raccolta di TIPPULAS, che spesso venivano indossate come delle collane e consumate per strada, tra abbondanti bevute di vino. "SA CURSA A PUDDAS" La domenica, il lunedì e il martedì di Carnevale, qualche volta anche la domenica successiva (S´OTTAVA), giorno della "pentolaccia", si teneva la tradizionale CURSA A PUDDAS, che si svolgeva in questo modo: durante una corsa sfrenata a cavallo, il cavaliere doveva strappare una gallina appesa a una fune che veniva tesa da una parte all´altra della via in cui si svolgeva la gara. L´altezza della fune da terra era tale da consentire ad un uomo a cavallo di prendere la gallina, anche se con una certa difficoltà. Vinceva il cavaliere che riusciva a strappare la gallina e questo era il suo premio! Queste galline venivano consumate la notte durante gli spuntini. Le galline utilizzate per tali gare venivano "procurate" dai cavalieri stessi, i quali non facevano molta fatica, visto che in quel periodo le strade erano "popolate" da questi animali. Non era raro sentire qualche massaia che lamentava la scomparsa improvvisa della migliore gallina o del gallo dal suo pollaio. Ma, come si dice, A CARRASEGARE TOTTU ALET BRULLARE e quindi non le restava che fare buon viso a cattiva sorte, magari lanciando sotto sotto qualche imprecazione (FRASTIMU), salvo poi ad essere consolata da qualche comare che, non avendo subito alcuna perdita, poteva dire: "EH, DA´, CHE PASSADA PO BRULLA DE CARRASEGARE!". Un´altra tipica gara a cavallo era SA CURSA A PARIGLIAS, in cui due cavalieri, correndo in coppia, dovevano dimostrare grande abilità nel governare i cavalli e farli correre perfettamente appaiati. Anticamente tali gare si svolgevano nel corso, con grande partecipazione di pubblico proveniente anche dai paesi vicini. "SA MAMA ´E GIOLZI" - Detta anche Sa Filonzana, o sa Fiuda. Figura particolare del Carnevale scanese, interpretata in genere da un uomo adulto, travestito da vecchia vedova. Un´immagine pervarsa di vari e misteriosi significati le cui origini si perdono nel tempo. Il lunedì e il martedì mattina compariva SA MAMA ´E GIOLZI; era interpretata da un uomo, vestito tutto di nero, con il tradizionale scialle, e che ostentava un seno piuttosto abbondante. In braccio teneva un fantoccio, SU PIZZINNU, e andava in giro per strada a lamentarsi che il bambino, nato durante il Carnevale, non aveva potuto dormire per tutta la notte a causa della fame in quanto lei, nonostante il suo seno, non aveva latte. Per questo ne chiedeva un pò a tutte le donne che incontrava, fossero sposate o no. La sua richiesta veniva fatta in questo modo: OIH COMARE MIA, TOTTA NOTTE PIANGHENDE SU PIZZINNU, NO LU PO´ITO SUSSEGARE. DADELI ACCANT´ACCANT ´E LATTE A SU PIZZINNU, DADELI SA TITTA. CA DEO NON ´NDE POLTO MANC´UNU TICCU. Tutto questo favoriva le risate generali e quindi il divertimento di tutti. Il martedì pomeriggio, ultimo giorno di Carnevale, Sa Mama non piangeva più per GIOLZI-PIZZINNU, ma per GIOLZI-CARNEVALE adulto e ormai giunto alla fine. Sa Mama de Giolzi compariva non più col bambino in braccio ma con fuso e cannocchia e con le forbici appese alla cintola. Come una Parca, se ne andava in giro filando il fragile filo della vita. Le forbici potevano essere usate per spezzare il filo (che non capitava mai) ma di ciò la gente ne aveva timore. Mentre filava faceva gli "attididos", piangeva il suo Giolzi condannato a morte. In genere compariva l´ultimo giorno del carnevale quasi a monito dopo la baldoria della festa. GIOLZI-CARNEVALE Giolzi, come in molte parti della Sardegna, è anche nel nostro paese, la personificazione stessa del Carnevale. GIOLZI adulto era rappresentato da un fantoccio a grandezza d´uomo, fatto di paglia e stracci, che veniva condotto per le vie dell´abitato dal corteo delle maschere che ne piangevano, insieme a Sa mama, l´imminente morte con SU ATTITTIDU. Arrivati al limite del paese, dopo un processo sommario, veniva dato alle fiamme tra il compianto generale. Ecco alcuni di questi ATTITTIDOS (LAMENTI FUNEBRI): TRA LUNIS E MALTIS A TUNIS SI CHE PALTID OIH SU CORO MMEU! TRA MALTIS E LUNIS SI CHE PALTID A TUNIS OIH SU CORO MMEU! CUN SA LAMBRIGA IN S´OGGIU ACCHELLU IN S´ASSOGGIU PRENDA MIA! CARRASEGARE MEU NO TI C´ANDES ADDURA CA TI FRIO DUOS OSO! OIH! OIH! OIHI! "SA DOMINIGA ´E SA PADEDDA" La domenica successiva al mercoledì delle ceneri, negli stessi locali in cui si erano tenuti i balli per il Carnevale, ci si ritrovava per il ballo della pentolaccia. Tutti partecipavano senza maschera in viso. Al centro del locale era appesa una grossa pentola di terracotta contenente dolci, caramelle, frutta secca, ma anche, come ultimo scherzo di Carnevale, crusca, farina, cenere e non era infrequente la presenza di qualche topolino, per spaventare soprattutto le ragazze e suscitare le risate di tutti. Chi si interessava del buon andamento del ballo sceglieva una ragazza, la quale veniva bendata e invitata a percuotere la pentola con un grosso bastone. Poteva provare solo una volta, se non riusciva nell´intento era la volta di un´altra e così via sino a quando la pentola non veniva frantumata. Mentre le ragazze si cimentavano in questa difficile prova, attorno a loro si ballava SU BALLU TUNDU, che si protraeva così per ore e comunque non oltre la mezzanotte. Con il ballo della pentoloccia si chiudeva il Carnevale. "SA PARISTORIA DE SAS TIPPULAS" Riportiamo una fiaba del periodo di carnevale che le nonne raccontavano ai nipotini per farli addormentare. UNA DIE, COMARE ATTU DECIDIT CUN COMPARE CILIBILCHE DE FAGHERE SAS TIPPULAS. SI PONENT A FRIERE E COMPARE CILIBILCHE, DAE SA CUNTENTESA, COMINZAT A SALTIARE DA UNU ZASSU A S´ATTERU NANDE: "TIPPULAS CH´HAMOS! TIPPULAS CH´HAMOS!". TOTT´IN D´UNA CHE RUET IN S´OZZU. COMARE ATTU, LESTRA LESTRA, ETTAT SA MANU PO NDE LU TIRARE E SI CH´OGAT UN´OGGIU. IN CUSSU ACCUDIT COMARE TONCA E DOMANDAT, "ITE EST CUSTU BULDELLU?". COMARE ATTU RISPONDET: "OIH COMARE MIA, E NO ISCHIDES SU CONTU? DEO E COMPARE CILIBILCHE FUMIS FAGHINDE TIPPULAS E DAE SA CUNTENTESA CH´EST RUTTU IN S´OZZU. DEO PO ´NDE LU OGARE MI CH´HAPPO OGADU UN´OGGIU". "OIH, ITE DANNU! - NARAT COMARE TONCA - ASSORA DEO M´ISPILO!". E SI CHE OLAT A S´ALBURE. COMARE ALBURE LA IET ISPILIDA E PREGUNTAT: "COMARE TO´, E PUITE SEZZIS ISPILIDA?". COMARE TONCA RISPONDET: "OIH COMARE MIA, E NO ISCHIDES SU CONTU? COMARE ATTU CUN COMPARE CILIBILCHE FUINT FAGHINDE TIPPULAS, COMPARE CILIBILCHE DAE SA CUNTENTESA CH´EST RUTTU IN S´OZZU, COMARE ATTU PO ´NDE LU OGARE SI CH´HAT BOGADU UN´OGGIU E DEO MI SOE ISPILIDA". "OHI, ITE DANNU!" - NARAT COMARE ALBURE - "ASSORA DEO M´ISFOZZO!". A VICINU A S´ALBURE B´HAIAT UNA FUNTANA. COMARE FUNTANA LA HIET ISFOZZADA E DOMANDAT - "COMA´, E PUITE BOS SEZZIS ISFOZZADA?". COMARE ALBURE RISPONDET: "OHI COMARE MIA, E NO ISCHIDES SU CONTU? COMPARE CILIBILCHE CH´EST RUTTU IN S´OZZU, COMARE ATTU SI CH´HAT BOGADU UN´OGGIU, COMARE TONCA S´EST ISPILIDA E DEO MI SO´ ISFOZZADA!". "OIH, ITE DANNU!" - NARAT SA FUNTANA - "ASSORA DEO MI SICCO!". IN CUSSU MENTRES BENIT COMARE FULANA A SI CHE LEARE ABBA, CIAPPAT SA FUNTANA SICCA E PREGUNTAT: "COMARE FUNTA´, PUITE SEZZIS SICCA?". COMARE FUNTANA RISPONDET: "OIH COMARE MIA, E NO ISCHIDES SU CONTU? COMPARE CILIBILCHE CH´EST RUTTU IN S´OZZU, COMARE ATTU SI CH´HAT BOGADU UN´OGGIU, COMARE TONCA S´EST ISPILIDA, COMARE ALBURE S´EST ISFOZZADA E DEO MI SO´ SICCADA!". "OIH, ITE DANNU! E DEO SEGO BROCCA E BROCCHITTOLU!" - NARAT COMARE FULANA ATTRIPPANDELOS A PARE. TORRANDE A DOMO ATTOPAT UN´AMIGA CHI LI DOMANDAT: "COMA´, E PUITE HAZZIS SEGADU BROCCA E BROCCHITTOLU?". COMARE FULANA RISPONDET: "OIH COMARE MIA, E NO ISCHIDES SU CONTU? COMPARE CILIBILCHE CH´EST RUTTU IN S´OZZU, COMARE ATTU SI CH´HAT BOGADU UN´OGGIU, COMARE TONCA S´EST ISPILIDA, COMARE ALBURE S´EST ISFOZZADA, COMARE FUNTANA S´EST SICCADA E DEO HAPPO SEGADU BROCCA E BROCCHITTOLUI". "OIH, ITE DANNU!" - NARAT S´AMIGA - "ASSORA DEO MI ´NDE SEGO SAS TRIZZAS!". E TOCCAT A DOMO SUA. IN DOMO B´EST SA SORRE TESSINDE CHI LI PREGUNTAT: "E PUITE TI ´ND´HAS SEGADU SAS TRIZZAS?". RISPONDET: "E NO ISCHIS SU CONTU? COMPARE CILIBILCHE CH´EST RUTTU IN S´OZZU, COMARE ATTU SI CH´HAT BOGADU UN´OGGIU, COMARE TONCA S´EST ISPILIDA, COMARE ALBURE S´EST ISFOZZADA, COMARE FUNTANA S´EST SICCADA, COMARE FULANA HAT SEGADU BROCCA E BROCCHITTOLU E DEO MI ND´HAPPO SEGADU SAS TRIZZAS !". E SA SORRE NARAT: "ASSORA DEO SEGO TELA E TELALZU!". BINTRAT SA FROFIGHE E ´NDE SEGAT TOTTU. IN SU MENTRES BENIT SU BABBU E BIDINDE SU DEGUGLIU PREGUNTAT: "E PUITE ND´HAS SEGADU TELA E TELALZU?". E SA FIZZA RISPONDET: "OHI BA´, E NO ISCHIT SU CONTU? COMPARE CILIBILCHE CH´EST RUTTU IN S´OZZU, COMARE ATTU SI CH´HAT BOGADU UN´OGGIU, COMARE TONCA S´EST ISPILIDA, COMARE ALBURE S´EST ISFOZZADA, COMARE FUNTANA S´EST SICCADA, COMARE FULANA HAT SEGADU BROCCA E BROCCHITTOLU, SORRE MIA SI ND´HAT SEGADU SAS TRIZZAS, ASSORA DEO ´ND´HAPPO SEGADU TELA E TELALZU!´. SU BABBU RISPONDET: "COMO BO LU DAO DEO SU CONTU...!" . LEAT SU FUSTE E DAT A TOTTAS DUAS SORRES UNU BELLU ANZU CHE NINNADU, FINZAS A LAS LASSARE DROMMIDAS IN SU LETTU, E COMO DE CANTU LAS HAT ABBANZADAS SUNT ANCORA DROMMINDE! A questo punto chi raccontava la fiaba aggiungeva, quasi sottovoce: "Como cagliadebos mudos e istade chiettos chiettos, ca si no si ´nde abbizzant!". DOLCI E PIETANZE - "DRUCCHES E MANDIGOS" I dolci tipici del Carnevale erano, oltre a SAS TIPPULAS LONGAS, SOS PIRICCHITTOS, SU PISTIDDU DE ASOLU, SOS CULULZONES DE ENTU 0 DE MELE, SAS MERAVIGLIAS. Tipica pietanza era SOS PES DE POLCU A LADRINA, che si consumava a pranzo la domenica di Carnevale. Durante i balli si usava sgranocchiare BASOLU ARRUSTIDU. Come è già stato detto, il Carnevale si è trasformato e ha perduto a poco a poco molte delle usanze che abbiamo ricordato o, se le ha conservate, le ha adattate. Certo i giovani oggi non aspettano più il Carnevale con lo scopo di socializzare. Hanno infatti molte occasioni per poterlo fare, senz´altro molte di più di quelle che avevano i nostri nonni. I balli, al giorno d´oggi, non sono concentrati solo nel periodo di Carnevale: le discoteche, infatti, sono aperte tutto l´anno, per cui tra i giovani ballare è quasi un´abitudine, che però non conserva più il fascino dell´attesa e della trepidazione di una volta. Comunque, anche se non con l´intensità di un tempo, il Carnevale è ancora sentito e spesso viene vissuto in modo sfrenato, tanto che può essere valido il seguente detto riferitoci da un signore campidanese vissuto a Scano: SU CARRASEGARE PORTAT CUNTENTU MEDA E PRESCIU PERO´ MEDA ISTRESCIU CHERET ARRANGIAU. Noi, da scanesi, non possiamo far altro che ricordare l´antico proverbio (DIZZU): SOS MALES DE CARRASEGARE SI PRANGHENT IN CARESIMA.
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Notizie

autore: Matteo Chessa
4 05 2008 11:40
Campagna banchine pulite
Ci rivolgiamo a tutti i turisti e specialmente alla gente locale:

Quest’estate
Non ridurre le banchine a cassonetti indifferenziati!
Non ridurre il tuo territorio in una discarica!


Butta la spazzatura nei contenitori appositi


autore: Matteo Chessa
30 01 2008 09:52
Relazione del Presidente sul Conto Consuntivo 2007
Si riporta di seguito l'allegato 2 al Conto Consuntivo Esercizio 2007 della Pro Loco di Scano, ovvero la Relazione del Presidente, letta e sottoscritta in sede di Assemblea Ordinaria dei Soci per l'approvazione dello stesso Conto Consuntivo.


autore: Nanni Delogu
6 03 2007 01:18
Saluto del presidente uscente

Carissimi soci della Pro Loco di Scano, carissimi compaesani,

il 4 marzo 2007 è una data storica: la vecchia guardia della Pro loco scanese consegna il testimone a un gruppo di giovani nuovi soci.



autore: Matteo Chessa
4 03 2007 10:48
Lettera di saluto
Cari compaesani,
mi rivolgo a voi in modo tanto semplice quanto umile per annunciarvi che l’Associazione Pro Loco di Scano Montiferro ha finalmente superato una fase di stallo che durava ormai da diversi anni.


autore: Matteo
7 09 2004 06:20
Programma de "sa festa manna"
Pubblichiamo di seguito il programma delle manifestazioni de "sa festa manna" 2004